domenica 27 giugno 2021

Istruttoria n.2. Un nuovo inizio

 E rieccoci. 

A 4 anni dall'arrivo del pulcino, si comincia di nuovo. 

Circa un mese fa la chiamata dell'assistente sociale per sapere se eravamo ancora interessati a "ricominciare" ed eccoci che il 24 giugno 2021 si comincia di nuovo. 

A 6 anni dall'ultima istruttoria. 

Questa volta è tutto molto diverso.

Ci siamo sempre io e marito, ma questa volta non siamo più una coppia, ma siamo una famiglia.

Ci siamo presentati, con l'emozione di quella volta, ma sicuramente piú rilassati. 

In realtà, una volta iniziato il colloquio, ci siamo accorti che è duro e intenso, come l'altra volta. 

Perché ora dobbiamo fare i conti ad un progetto di quella che è una famiglia, con tutti i suoi problemi, inciampi. Con tutte le paure, le difficoltà e le emozioni che ci portiamo dietro. 

"Perché siamo di nuovo qua?"

Per il nostro desiderio di allargare la famiglia.

Per il nostro pulcino, perché pensiamo possa essere una risorsa per lui.

Mmmm. Risposta non proprio convincente. Siamo sicuri che possa essere una risorsa? 

"In che percentuale lo desiderate per voi e per lui?"

50% per noi, 50% per lui.

Mmmm. Risposta sbagliata. Deve essere il 100% per voi. Perché nelle altre famiglie i genitori non condividono il desiderio di allargare la famiglia con gli altri figli. E anche questo è vero. 

Cosa vuol dire adottare un secondo figlio? 

Potrebbe voler dire...

Squilibrare gli equilibri

Far riaffiorare il trauma 

Riaprire la ferita

Far rivivere l'abbandono 

E tanto altro.

Siamo pronti quindi?

Chi lo sa.

La paura c'è, ma c'è anche tanta voglia di continuare questo  cammino.

Ci sono due genitori che in questi 4 anni, nonostante tutti gli inciampi, le paure, le preoccupazioni e le ansie, alla fine sono andati avanti e con le loro forze hanno superato tantissime difficoltà. 

Le botte

Le testate

Il trattenere il fiato

Il tenere il cibo in bocca

La paura di dormire 

La paura di rimanere solo

La paura di essere abbandonato

La rabbia in tutte le sue forme

La timidezza 

La diffidenza nel genere umano

E non da ultimo, la balbuzie. 

Eppure, nonostante tutto, siamo di nuovo qua.

Saremo pronti?? 

Non lo so. Nel frattempo il percorso continua. 

Ci rivediamo fra 20 giorni e vedremo come andrà. 

Buona nuova avventura a noi 3 ♥️






 







sabato 15 maggio 2021

A cuore aperto

Sto lavorando su me stessa. Ogni giorno, perché se sto meglio io, sicuramente starà meglio anche il mio pulcino. 
Da circa 2 mesi abbiamo iniziato un percorso con uno psicoterapeuta esperto in balbuzie, per cercare di aiutare il pulcino a risolvere il suo problema.
Dai colloqui é emerso che spesso la balbuzie non é un problema legato alla creazione del linguaggio e all'articolazione delle parole, ma é un problema legato alle emozioni. 
E per noi che facciamo a cazzotti con le emozioni da quando é arrivato, niente di nuovo.
Rabbia repressa, rabbia inespressa, tristezza, felicità... 
Di tutto un po'.
Ci ha fatto capire fin da subito che se lo aiutiamo a far uscire le sue emozioni, a rassicurarlo, ad "esserci", a creargli un ambiente sicuro, possiamo farcela. 
I colloqui si concentrano su di noi, perché siamo noi genitori che trasmettiamo emozioni e vissuti che possono giovare o anche no, al bambino. 
E così é venuto fuori che spesso ci sono, anche se non ci sono con la testa.
 Che le preoccupazioni accumulate sul lavoro, me le porto ahimè a casa. 
Che sono col pulcino, ma penso ad altro, e penso, rimugino, soffro, mi arrabbio, e non dedico davvero il mio tempo e il mio cervello a lui. 
E così, ho cominciato a lavorare su di me. 
A lasciare il lavoro al lavoro. 
A svuotarmi la testa prima di entrare in casa e ad esserci davvero per lui. 
E i risultati si sono visti, nel giro di due settimane. 
Ora,  non dico che abbiamo risolto il nostro problema, ma sicuramente é migliorato, e molto. 
E sono migliorata anche io. 
Sto imparando a tirare fuori i denti e sto imparando a far vedere chi sono, e quello che valgo.
E un'altra cosa che sto capendo, imparando e provando a gestire, é che non posso preservarlo da ogni dolore.
 Benché nella mia testa bacata vorrei proteggerlo dai mali del mondo, dalle sofferenze, dai dolori e dai cattivi, in realtà non posso farlo.
E quindi ogni problema, ogni inghippo, va affrontato con pazienza, con forza (tanta) e con la speranza che potrà solo risolversi. 
Non é facile cambiare la mia testa. 
Dentro di me ho sempre in mente che, visto che ha sofferto tanto nella sua piccola vita, vorrei poterlo proteggere da tutto. 
Ma sto capendo che non é questo il mio compito. 
Il mio compito é insegnargli ad affrontare gli ostacoli della vita e non evitarli. 
Quando mi fermo a pensare, mi accorgo che spesso sono proprio io a rendere il problema più grande e grave di quello che é.
 Anzi, delle volte mi accorgo che alcune cose sono un problema per me, ma non per lui. 
E niente, lui é più bravo. Da sempre. 
Continuo a lavorare su di me, per far sì che stia meglio lui, e perché no, anche io :-) 
In tutto questo marito é sempre lì. 
Solo che niente, anche lui é più bravo di me. Da sempre. 




domenica 28 marzo 2021

Io, me e lo sconforto

 Periodo sconfortante. 

Periodo in cui ne succedono tante, tutte insieme. 

Tutte degne di darmi pensiero, preoccupazione ed ansia. 




Da una parte c'è il COVID, che non ci permette di vivere serenamente, di andare a fare una passeggiata, di andare a mangiare una pizza con amici. Asili chiusi, e fine della questione. 

Poi c'é il lavoro, dove qualcuno si permette di dare i numeri e comportarsi in maniera anti - professionale e anti - etica, facendomi uscire di senno.

Poi c'è il mio Pulcino. 

Ad una visita oculistica di routine, gli trovano un difetto della vista e quindi, ci ritroviamo dall'oggi al domani con gli occhiali. 

Degli occhiali che gli fanno degli occhi grandissimi. E che gli fanno un viso così dolce che a me si riempie il cuore di tristezza. 

So che è un "problema" mio, ma sono così dispiaciuta, forse perché per prima ci sono passata, che divento triste. 

Non da ultimo, la ciliegina sulla torta, ha cominciato a balbettare. 

Ha passato tre giorni di inferno, dove non si riusciva ad arrivare alla fine di una frase. Dove tra la nostra preoccupazione e la sua frustrazione, non vedevo l'ora di vedere il buio e andare finalmente a dormire.

E quindi ai pensieri sul lavoro, si è aggiunto un problema del pulcino, e poi un altro, e poi un altro. 

E mi piange il cuore. 

Non per me, personalmente. 

Ma per quello che lui, così piccolo, deve già affrontare. 

Oltre a tutte le difficoltà che la vita gli ha presentato, avrei voluto per lui almeno un'infanzia serena.

Senza intoppi continui.

Senza ostacoli continui da cercare di superare, con fatica. 

Ma capisco che sono io a farne un problema, mentre lui, nell'ingenuità della sua età, adora i suoi occhialoni da dottore e non vede l'ora che riapra l'asilo per farli vedere a tutti. 

E saltella su e giù per controllare che non escano e non si rompano. 

E anzi, con gli occhiali, fa salti più alti, e corse più veloci. 

E niente. Anche questa volta è lui il mio esempio, ed è lui che mi insegna a vivere. 

Lo amo. Fino al cielo, e tutte le stelle.  



sabato 12 dicembre 2020

L'impercettibile profumo di Natale

 Natale sta arrivando. 

Un Natale strano, per tanti e per tante cose. 

Un lavoro nuovo, colleghi nuovi, nuove responsabilità.

La costante paura del virus che non mi fa vivere appieno le giornate. 

La pressione, che mi dà il tormento. E adesso, alla pressione si aggiungono le tachicardie. 

Un costante dolore nel cuore per il periodo non sereno che sta vivendo mia sorella. 

Ed infine, la rabbia del pulcino. 

Nascosta, insidiosa, che se ne esce quando meno ce l'aspettiamo. 

Una rabbia così intensa da togliere il fiato, da non riuscire a gestire. 

Una rabbia che tira fuori urla, calci, pugni.

Fa sbattere le cose, buttare a terra i giochi. 

Una rabbia così forte da farlo anche spaventare. 

Inaspettata e incontrollabile soprattutto a lui. 

E io e marito che non sempre siamo capaci di gestirla. 

Anzi, spesso sbagliamo. 

Partiamo con tutte le buone intenzioni; calma e sangue freddo. Respiriamo, contiamo fino a mille.

Ma poi anche per noi, diventa incontrollabile. 

E quindi urliamo. E litighiamo. 

Gare a chi urla più forte. 

Fino a che, 5 minuti dopo, esausti, ci abbandoniamo in un abbraccio a piangere. 

Accidenti se è dura. 

Il pulcino è un bambino estremamente bravo, in ogni contesto. All'asilo è sempre preciso, educato, "al suo posto", mai invadente o aggressivo. 

Ma a casa, la frustrazione "celata" all'asilo, la stanchezza, le delusioni, vengono fuori e si trasformano in una rabbia che devasta il suo corpicino. 

E devasta il mio cuore. 

Per lui dopo 2 minuti di abbraccio, è tutto passato. Si ricomincia a giocare. 

Per me e marito un po' meno. Noi (e soprattutto io) ne usciamo sempre un po' acciaccati. 



2 settimane fa sono iniziati gli incontri del post adozione organizzati dal centro per le famiglie. 

Sono gruppi di auto mutuo aiuto, guidati dalla psicologa, che devono mettere a confronto le coppie, e aiutarle ad aiutarsi e a trovare chiavi di accesso per risolvere problemi o conflitti famigliari. 

Io ho espresso il bisogno di aiutarci a gestire le emozioni. Del resto la rabbia è il sentimento che si porta dietro da sempre, da quando è arrivato da noi. 

E ho chiesto anche di capire come possiamo approcciarci al racconto della sua storia. 

Ora il pulcino non ha più soltanto la sua favola, ma anche la sua storia. 

Una storia che inizia da quando è nato, con le foto di dov'era, fino al nostro primo incontro e il nostro arrivo a casa. 

Un libro con tante domande che lui pone a me per sapere del suo passato, per farlo avvicinare un po' a quello che è stato. 

Ma lui non ha interesse ad ascoltare la sua storia. O meglio: la ascolta, ma con disinteresse. 

E questo è un po' frustrante, perché so che capisce il suo passato e da dove viene, ma non lo vuole sentir dire. 

Sarà questione di tempo? 

Ho paura che un bel giorno "esploda" tutto d'un colpo e io non sia in grado di gestire il racconto, le emozioni e le domande. 

Speriamo in bene. 

Per ora, ci prepariamo al Natale nel migliore dei modi. 

Questa mattina, siamo andati a donare molti dei suoi giochi ai bambini della provincia con famiglie in difficoltà.

Dopo una lunga discussione e spiegazione sul perché dovesse regalare i suoi giochi ad altri bambini, è riuscito a capire la bontà del gesto. 

E quando stamattina il finto babbo Natale gli ha detto "hai fatto una cosa bellissima!!! hai reso felici tantissimi bambini", a me si sono riempiti gli occhi di lacrime, e il mio pulcino era di una fierezza e felicità incredibile. 

Vorrei tanto che nel suo percorso di vita fosse in grado di usare sempre il cuore, per primo. Poi, tutto il resto. 

Aspettiamo il  Natale. 





mercoledì 23 settembre 2020

Respira

È passato un lungo ed inesorabile periodo.
Un periodo in cui non ho fatto altro che lavorare. 
Un periodo in cui a casa sono stata spesso e volentieri antipatica. 
Ho urlato tanto. 
Ho dormito poco e male. 
Sono uscita da questo periodo molto invecchiata in viso, sciupata. 
Mi sono ritrovata a prendere la compressa per la pressione dopo due - tre episodi di crisi ipertensive.
Di giorno mille cose da fare, la notte sveglia nel letto a pensare. 
Tra poco cambio lavoro.
Ho vinto quel concorso a cui tenevo tanto. Avrei dovuto iniziare il nuovo lavoro già a giugno, ma causa COVID sono rimasta in rianimazione. 
Sono elettrizzata per il nuovo lavoro, emozionata. 
E soprattutto sono sicura che migliorerà la vita di Pisellino. 
Potrò metterlo a letto tutte le sere. 
Sarò a casa tutti i weekend e soprattutto, non avrò più sul groppone la stanchezza delle notti passate in rianimazione. 
È un periodo in cui ho bisogno di mettere un punto alla vita di prima e cominciare una fase nuova. 
Ho bisogno di ricominciare a dormire e di RESPIRARE. 
Buon nuovo inizio a me, e che il mio cambiamento possa portare solo buoni cambiamenti nella vita del mio Pisellino e della mia famiglia. ❤️



domenica 17 maggio 2020

In attesa della normalità

Bisogna essere onesti. 
E' un periodaccio. 

Negli ultimi due mesi ho vissuto una situazione surreale, che mai mi sarei sognata nella vita.
Ho assistito come non mai al dolore delle persone, ho visto morire decine di persone.
Ho assistito all’ultima chiamata ai famigliari prima di essere addormentati, dirsi “ti voglio bene, ci sentiamo fra qualche giorno” e poi in realtà non risentirsi più.
Ho fatto videochiamate per far rivedere i propri cari, videochiamate commoventi, dolorose.
Ho svegliato pazienti a mezzanotte per fargli vedere il videomessaggio di auguri dei loro cari.
Ho fatto ascoltare audio di nipotini all’orecchio di nonni che non si volevano risvegliare.
Ho fatto l’ultima carezza a persone perché i loro famigliari ci hanno telefonato chiedendoci di dargli “un’ultima carezza”.
Ho avuto bisogno di far due chiacchiere con lo psicologo. Avevo bisogno di capire come sopportare e resistere a tutto questo fardello.
Ho pianto innumerevoli volte.
Ma negli ultimi giorni, ho anche sorriso innumerevoli volte.
Ho assistito a miracoli.
A persone senza più speranze che si sono risvegliate dopo 2 mesi.
Abbiamo risentito le voci di persone che non potevano più parlare.
Ho lavorato fino a 12 ore al giorno, tutti i giorni.
Ho trascorso notti infinite a pensare e ripensare senza chiudere occhio.

Io sono spesso antipatica, nervosa, irritabile. Credo sia colpa della stanchezza.
E adesso che si intravede la luce in fondo al tunnel, mi sembra di poter tirare un sospiro di sollievo.
Sperando che non sia solo un abbaglio, e che non ricominci tutto in men che non si dica.

In tutto questo periodo Pisellino a casa se l’è spassata.
Dorme 12 – 13 ore a notte.
Gioca, corre, si diverte.
Facciamo piccoli laboratori per potergli dare quegli stimoli che l’asilo in questo momento non può dargli.
Pisellino è cambiato completamente.
Sempre sereno, sorridente, coccoloso.
Se prima si svegliava spesso di cattivo umore o arrabbiato, ora allunga il braccio e ti stringe per abbracciarti. Questo è il suo inizio di giornata.
Ogni tanto litighiamo, ma far pace poi è un attimo.
Passiamo momenti interminabili a discutere su cosa va o non va fatto e perché,  e lui sembra ascoltare :-)
Sta diventando grande.
Gli racconto spesso la sua storia, e di quando ancora non eravamo insieme.
Ogni tanto sbuca un “perché” che cade subito nel dimenticatoio.
Credo stia acquisendo consapevolezza di qualcosa di sé, e mi aspetto che presto, quando avrà voglia lui, partiranno le domande a raffica.
Per ora sa che l’ho tenuto nel cuore per tanto tempo, e non nella pancia.
Sa che c’erano delle persone che si sono prese cura di lui, prima che arrivassimo io e il babbo.
Sa che lo aspettavamo da tanto, e che ora non ci lasceremo mai. Nemmeno quando lui sarà sposato :-)

E nell'attesa attesa di tornare presto alla normalità, abbiamo festeggiato in casa la festa della mamma e la festa del papà!!!




Festa del papà 2020
















Festa della mamma 2020














La nostra cicogna di cotone che si riposa sul camino :-) 


lunedì 30 marzo 2020

#andratuttobene

Quando finirà tutto questo, quello che mi rimarrà di più nel cuore non saranno i segni sul viso, le sudate sotto la tuta, la paura di contaminarmi o i turni massacranti. Quello che mi rimarrà di più nel cuore saranno gli sguardi e le parole dei pazienti.

È straziante veder morire soli i pazienti Covid-19

Lavoro in rianimazione, un luogo non particolarmente abituato a grandi chiacchiere, tranne che con i famigliari. Normalmente sono poche le chiacchiere scambiate con i pazienti, e in tempo di Covid le chiacchiere sono ancora meno.

In tempo di Covid c'è solo un momento in cui si parla con lui ed è quello il momento più difficile. È il momento in cui lo si va ad intubare, in medicina, in malattie infettive, in Pronto soccorso. È il momento in cui gli si spiega quello che si sta per fare e quello che ne sarà delle giornate a venire.

E ogni volta, il sentimento che emerge è la paura. Paura della malattia. Paura di non risvegliarsi. Paura di morire.

E il loro pensiero, in quel momento, va alle loro famiglie. E se in quel momento fanno anche una telefonata a casa, il tutto diventa ancora più straziante.

Dottoressa, chiama mia moglie dopo, vero? Le dica che fra 2 o 3 giorni esco e la chiamoDopo chiama mio marito? Gli dica di non preoccuparsi e che sto bene.

E poi la videochiamata.

Babbo, adesso ti mettono un tubicino nella gola così mettono i polmoni a riposo e gli diamo il tempo di guarire. Hai capito? Sto cercando di capireOk babbo non ti preoccupare, andrà tutto bene. Ti voglio bene, babboTi voglio bene anche io.

Tu infermiere sai che quei due-tre giorni saranno due-tre settimane, nella migliore delle ipotesi. Ma lo sa anche lui, il tuo paziente.

È straziante il momento del saluto. È straziante vedere la paura nei loro occhi

È straziante, da figlio/marito/fratello sapere di non poterli supportare nella malattia, stando vicini al loro letto, aiutandoli a farsi la barba al mattino o facendogli un massaggio ai piedi. È straziante ricevere informazioni per telefono, perché è un ospedale Covid e non si può accedere.

È straziante saperli morire, da soli.

La prima estubazione di un paziente Covid

Ah, dimenticavo. C'è anche un altro momento in cui si parla col paziente: quando finalmente si sveglia da questo lungo ed interminabile periodo di riposo.

Giorno X, prima estubazione di un paziente Covid. La prima frase del paziente: Io entro sera devo andare a casa!

Devi portare pazienza ancora qualche giorno, sei appena stato estubato. E la sai una cosa? Tu sei la nostra più grande soddisfazioneOk. Ma io entro sera devo andare a casa.

Enzo, mi senti?

Fa sì, con la testa.

Enzo stai bene adesso!

Fa sì, con la testa.

Enzo, hai paura?

Fa sì, con la testa.

Adesso stai bene, saremo presto fuori da qui.

Mannaggia a queste mascherine e agli occhialoni da sub. Si appannano che è una meraviglia. Ma almeno non si vedono gli occhi degli infermieri. Gli occhi pieni di lacrime.



https://www.nurse24.it/dossier/covid19/cosa-rimarra-nel-cuore-di-tutto-questo.html

domenica 22 marzo 2020

Le stelle marine

Il periodo non é dei migliori.
In rianimazione la situazione non é rosea, e non si vede la fine di tutto questo disastro.
Ce la stiamo mettendo tutta, ma é dura, molto dura.
Talmente dura da portare a casa la tristezza, la voglia di piangere, il nervosismo, la paura, l'ansia.
Quando sarà tutto passato, magari riuscirò ad esprimere a parole tutto quello che stiamo vivendo e vedendo con i nostri occhi.
Nel frattempo, lascio la storia del bambino e delle stelle marine.


Una tempesta terribile scoppiò sul mare.
Ondate gigantesche si abbattevano sulla spiaggia e aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.
Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l’acqua si placò e si ritirò. Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche troupe televisive per filmare lo strano fenomeno. Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.
Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.
All’improvviso il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua. Poi tornò indietro e ripetè l’operazione.
Dalla balaustra di cemento, un uomo lo chiamò: «Ma che fai, ragazzino?»
«Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia» – rispose il bambino senza smettere di correre.
«Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!» – gridò l’uomo. «E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!».
Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: «Ho cambiato le cose per questa qui».
L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua. Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell’acqua. Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell’acqua.

lunedì 9 dicembre 2019

Profumo di Natale

Tutto procede.
L'aria profuma di Natale,
Il freddo finalmente si fa sentire 
Le strade cominciano ad essere tutte piene di lucine colorate.
E sapete qual è la cosa bella del Natale? 
Che anche in quelle case dove c'è poco da festeggiare 
In quelle case dove c'è gente sola e che soffre
C'è la voglia di mettere anche una piccola stella, fuori sul balcone. 
Il Natale è il mio periodo preferito, da un tempo indefinito. 
Lo amo perchè mi ha sempre fatto sognare. 
E adesso, che c'è un piccolo uomo nella nostra casa, il Natale mi fa sognare di nuovo.
Ancora, e più di prima. 
ieri c'è stato lo spettacolo di Natale in una casa di riposo con bimbi e i nonni ospiti della struttura.
Lan nostra dada speciale ha fatto un'intervista ai bimbi chiedendogli che cosa vorranno fare quando saranno grandi e chiedendo ai nonni com'è stata la loro infanzia.
Ci sono bambini che hanno risposto che vorranno fare gli astronauti, bambini che vorranno fare i pompieri, bambini che vorranno fare i lavori più disparati del mondo.
Il mio, di bambino, ha risposto che vorrà avere un carretto di gelati e vorrà passeggiare nel bosco con la sua mamma, il suo babbo e la Gioia. 
E io ho pianto, infinitamente. 
poi la festa si è spostata all'asilo dove abbiamo cenato. 
E attaccato alla parete c'erano le frasi dette dai bambini in questo ultimo mese in cui le dade chiedevano che cosa avrebbero fatto a Natale.
 i bambini hanno risposto che sarebbe venuto Babbo Natale e avrebbe portato tanti regali e avrebbero mangiato la torta.
Il mio, di bambino, ha risposto che a Natale stará con la sua mamma, il suo babbo e la sua Gioia.
È che farà un regalo alla sua Gioia. 
E ho pianto, di nuovo. 
Nel leggere come il suo pensiero sia andato prima alla sua famiglia (Gioia compresa) che a babbo Natale, ai regali e a tutto il resto. 

Abbiamo fatto un nuovo colloquio con l'assistente sociale che ci ha seguito nel pre adozione e nel post adozione. 
Le abbiamo detto che vorremmo dare un fratellino a Pisellino, con calma, nei prossimi anni.
Ed ecco che ci siamo fatti un piccolo regalo e abbiamo inviato la nostra disponibilità a ricominciare l'iter adottivo ed allargare la famiglia.


La famosa Gioia❤️



giovedì 21 novembre 2019

Cadere due volte, rialzarsi tre

Il periodo continua ad essere intenso.
Il lavoro, 
quel pezzo di famiglia che si è rotto, 
il babbo in lento, ma inesorabile recupero, il marito che questa mattina si opera, 
un concorso a cui tengo tantissimo da preparare...
Ce la sto mettendo tutta, ma mi sento veramente veramente tanto stanca. Qualche soddisfazione per fortuna l'ho ricevuta...
 ho vinto un premio ad un congresso per un bel lavoro che abbiamo fatto in reparto,
ho vinto la prima partita del lungo torneo di tennis...
 Piccole soddisfazioni, ma che fanno un sacco bene.
confido nel nuovo anno, che sia un po' meno impegnativo di quello passato, 
di poter tirare fiato ogni tanto e magari riuscire anche ad avere il tempo di andare dalla parrucchiera :-)


il terzo e il quarto incontro con la psicologa sono andati bene.
nel terzo abbiamo parlato della nostra vita prima che arrivasse Pisellino, quindi il momento dell'attesa.
 Nel quarto incontro invece abbiamo parlato del "nostro qui ed ora". 
 dobbiamo ancora presentare il nostro lavoro perché non c'è stato il tempo, ma il nostro qui ed ora comunque lo abbiamo rappresentato con...
 il nostro tatuaggio della famiglia
L'aereo a simboleggiare i nostri viaggi
L'asilo, grande luogo di crescita di Pisellino
La casa, il nostro luogo prediletto
E i nonni, a cui finalmente Pisellino ha permesso di entrare in maniera forte nella sua vita.
È una cosa strana quella che è successa, ma è come se lui si fosse accorto che finalmente ha creato un legame forte e indissolubile con noi e ora ha tempo di dedicarsi alle altre persone. 
E questo accade con i nonni, con cui adesso vuole trascorrere tanto tempo, e accade con gli zii. 
Sono contenta. 
Di come sta crescendo. 
Di quanto è maturato
Della sua serenità.

Ieri era la giornata dei diritti del bambino. 
Diritto ad essere felici
Diritto di giocare 
Ma soprattutto, diritto ad avere una famiglia. 


Un bambino è una persona piccola. E’ piccolo solo per un po’, poi diventa grande.
Cresce senza neanche farci caso.
Piano piano e in silenzio, il suo corpo si allunga.
Un bambino non è un bambino per sempre.
Un bel giorno cambia. 

Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha piccole idee.
Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire: “Ah!”

I bambini vogliono essere ascoltati con gli orecchi spalancati.

Ai bambini piace annusare l’erba chiudendo gli occhi, correre dietro ai piccioni gridando, ascoltare la voce lontana delle conchiglie, arricciare il naso davanti allo specchio.

Ci sono bambini di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le forme.
I bambini che decidono di non crescere non cresceranno mai.
Avranno un mistero dentro di sé.
Allora anche da grandi si commuoveranno per le piccole cose: un raggio di sole o un fiocco di neve.



venerdì 8 novembre 2019

In mille pezzi

Ho il cuore rotto.
Rotto in mille pezzi.
Reduce da un pellegrinaggio per gli ospedali per mio babbo,
Rianimazione
Delirium post operatorio,
 sonno perso,
preoccupazione,
Dispiacere.
Poi succede che si rompe un pezzo della mia famiglia.
E io che l'ho tenuta, conservata e venerata per anni, soffro come se mi fosse cascato un fulmine addosso.
Male al cuore,
Sonno mancato,
 mal di testa
 pressione alta,
 fatica a respirare.
Potrebbe sembrare il preludio di un infarto e invece no.
 È ansia.
È dolore, ma non dolore fisico.
Dolore dentro al cuore.
Poi quando tutto sembra andare per il peggio, il marito si infortuna.
E gli esce un dito.
E poi "ma forse il legamento si è salvato e non si deve operare".
Ma subito dopo "il legamento si è rotto e si deve operare".
Ok.
Chiara, respira.
Hai i tuoi due ometti, lo spilungone e il piccoletto.
Hai la bestia pelosa.
Hai delle buone amiche.
Respira.
Andrà tutto bene.





venerdì 11 ottobre 2019

La valigia: 2* incontro di gruppo post adozione

Ieri secondo incontro di gruppo post adozione.
La psicologa ci aveva fatto preparare un cartellone in cui dovevamo mettere le immagini che rappresentassero o che ci facessero pensare alla vita del nostro bambino prima che lui arrivasse da noi.
E così, noi fra le altre cose abbiamo messo il suo ciuccio, la torta per la festa di addio, il cielo, ecc.
E' stato bello vedere che mentre noi abbiamo cercato qualche cosa che ci ricordasse veramente il suo periodo prima di arrivare da noi e che lo rappresentavano, qualche altro genitore invece ha rappresentato con delle immagini le emozioni e i sentimenti che ha provato dal momento in cui è nato il bambino fino a quando l'hanno conosciuto, dal primo incontro fino all'arrivo a casa.

Poi la psicologa ci ha dato il disegno di una valigia.


Nella valigia c'erano dei quadrati in cui noi dovevamo mettere tutte le emozioni che lui ha portato in casa nostra, le emozioni che lui si portava dietro.
E allora ecco che senza guardarci io marito abbiamo scritto più o meno le stesse cose :-)
- Rabbia
- allegria
- Gioia
- Voglia di essere bambino (che nel mio caso si è trasformato in voglia di dipendenza)
- Coccole

Per la prossima volta un nuovo cartellone.
Questa volta con il NOSTRO prima senza di lui. ❤️


mercoledì 9 ottobre 2019

Cuore di nonno




Il mio babbo è ancora in ospedale.
Finalmente l'hanno tolto dalla rianimazione, ma le cose si sono complicate un po' e siamo ancora qui, nonostante i programmi.
Ho passato giorni a piangere.
 In alcuni momenti è la cosa che mi riesce meglio fare.
Ho pianto perché l'ho visto stare male, ho pianto perché l'ho visto delirare e non riuscivo più a riconoscerlo.
Ho pianto nel vedere mia mamma distrutta e affranta.
Ho pianto nel sentirmi dire da Pisellino :" perché mamma vai ancora in ospedale? Ma domani il nonno torna?"
Ho pianto nel ricevere ogni giorno la telefonata o i messaggi di quelli che si sono rivelati degli AMICI. Veri.
Senza mezzi termini, senza secondi fini.

Degli amici sinceri.
Ed infine, ho pianto nel sapere che l'ultimo pensiero di mio babbo prima di essere sedato, nel pieno delirio, è andato al mio Pisellino.
Ha urlato forte il suo nome per tutto il reparto, perché "nella sua testa", l'aveva visto cadere e farsi male.
Cuore di nonno.

giovedì 3 ottobre 2019

Festa dei nonni 2019 e inizio del percorso post - adozione

Festa dei nonni 2019.
Quest'anno per noi è tutto un po' triste, perché il nostro nonno è chiuso in una rianimazione dopo aver fatto un intervento al cuore.
Ma Pisellino ha preparato un bellissimo disegno, così appena il nonno si sveglia glielo portiamo :-)



Sabato è iniziato il corso post - adozione.
7 coppie, con bambini che hanno all'incirca la stessa etá, e la psicologa che ci ha seguito dopo l'arrivo di Pisellino a casa.
Ci siamo presentati.
Ognuno ha una storia più o meno dolorosa, e di sicuro il percorso di qualcuno è stato ed è davvero difficile.
Sconvolge vedere che quello che per alcuni è stato un momento esclusivamente di gioia e rinascita, per qualcun altro è stato un evento in cui la gioia dell'essere diventato genitore è andata di pari passo con il dolore.
Due genitori, in particolare, mi hanno fatto piangere il cuore.
Lei un po' affranta e fisicamente acciaccata.
Lui che si commuove al racconto dell' arrivo e non riesce più a parlare.
Ognuno con la sua storia, ognuno con i suoi problemi.
E capisci quanto sei fortunato.
E capisci quanto non sei solo.
E capisci che con la condivisione diventa tutto meno doloroso.

La psicologa ci ha fatto fare un esercizio.
Ha voluto che scrivessimo su dei post-it 2 emozioni/sentimenti/impressioni che abbiamo provato appena abbiamo visto il nostro pulcino.
Io ho scritto:
- disorientamento
- lumaca nello stomaco
Disorientamento, perché mi sentivo con la testa confusa e ovattata, come se mi avessero messo del cotone dentro per attutire tutto quello che stavo vivendo.

Lumaca nello stomaco.
È una sensazione in cui non capisco che cosa sto provando. Non so se è qualcosa di bello o di brutto, so solo che sento qualcosa dentro che mi manda tutto in subbuglio.
Questo è quello che ho provato quando ho visto il mio pulcino la prima volta.
Una sensazione confusa, strana, ma così intensa da confondermi pancia, cuore e cervello.
Solo un po' più tardi, quando sono riuscita a realizzare, ho capito che era appena iniziato il viaggio più bello della nostra vita :-)

Ah.
Mi sono tatuata la mia famiglia sulla pelle.
Per sempre con me.
Nel bene e nel male.

Mamma, babbo, Pisellino, Gioia e Johnny (con l'aureola) 


domenica 1 settembre 2019

L’amore è semplice e scavalca ogni muro




Pizzo Calabro. Lui e lei si sono sposati.
Lei è bionda biondissima, una calabrese doc, a parte i capelli, appunto. Conosce tutti i dialetti di qui, come ci fosse nata.
Perché lei era una di quelle bambine che venivano in Italia due volte all’anno in estate e a Natale, attraverso un progetto di accoglienza di gruppi di bambini orfani di Chernobyl.
Viene dalla Bielorussia e la prima volta che è arrivata aveva sette anni.
Ha vissuto quasi sempre in Istituto laggiù e qui, nella nostra Calabria, ha trovato un padre e una madre.
Loro hanno provato con ostinazione ad adottarla, sono persino andati in Russia un paio di volte ma non ci sono mai riusciti.
Così l’hanno aspettata, mandavano pacchi, ogni estate e ogni inverno si facevano casa. Erano madre e padre a distanza. Lei era figlia.
A diciott’anni le hanno pagato il biglietto aereo e arrivata in Italia l’hanno adottata.
Ieri lei si è sposata. Ha fatto un ballo lungo con suo padre e se lo baciava di continuo. Sua madre era lì, una presenza solida.
Ho pensato alle seconde possibilità, a quelle che dovremmo avere tutti.
Tutti dovremmo poter essere madri e padri, anche se non lo siamo di “sangue” e dovremmo poter essere figli di qualcuno.
Perché essere madre e padre prevede la gratuità dell’amore, ed è quella che attraversa in pieno la genitorialità.
Amo te figlio mio, anche se i miei occhi non sono i tuoi, se non ti ho portato nella pancia, se non so niente di te, se hai attraversato il mare nelle braccia della tua vera madre, se vivi in un altro luogo, amo te figlio mio ed imparo a conoscerti per ciò che sei.
Così, mentre entrava in chiesa, questa ragazza con gli occhi color del mare, abbracciata a un uomo che era suo padre sul serio, mentre dalla prima panca sua madre la guardava percorrere la navata e sapeva che quella era sua figlia, ho pensato che è semplice l’amore.
Che l’essere fertili non c’entra con il corpo ma è una scelta di vita, aprire il cuore all’altro, prenderlo con sé e dire: ci proverò.
Proverò a volerti bene. Proverò a farmi culla. A darti una seconda possibilità. Sarò terra, ponte, luogo di adozione.
E, allora, ieri a quel matrimonio non si vedeva o sentiva nessun: io vengo prima di te.
Tutti parlavano la stessa lingua, pur venendo da luoghi diversi, pur avendo storie diverse.
E nessuno chiedeva: perché sei qui? O rivendicava il suo posto: stai a casa tua.
C’era un’unica cosa che contava. Io sono tua madre, io sono tuo padre e tu sei nostra figlia.
Figlia del mondo.
Perché la famiglia è una. Quella umana.
L’amore è uno. Quello capace di divenire fertile. Come un atto di adozione.
Siamo madri o padri al di là del concepimento. Oppure non lo siamo. Non ci sono storie.
E, ieri, c’erano gli occhi, solo gli occhi di chi si vuole bene e sa di appartenersi.
Ogni persona ha diritto di essere figlio. E non importa chi sia e da dove venga. Importa che trovi lo spazio per essere amato.
Penny ❤️
E niente: ho pianto.

Tratto da:
https://raiawadunia.com/lamore-e-semplice-e-scavalca-ogni-muro/

sabato 31 agosto 2019

Bilancio di un'estate

La copertina del suo libro dei ricordi. Come può non riempirci il cuore di amore??? 



L'estate volge al termine.
Per fortuna, mi viene da dire :-)
La fine dell'estate porta con sè oltre al nostro adorato fresco, anche le ferie, quindi finalmente tutti e 4 insieme (Gioia compresa) per due settimane. 
In realtà l'estate, nonostante non sia la nostra stagione preferita, quest'anno è volata. 
Tra caldo, stanchezza, tantissimi capricci, ma anche tanta simpatia.
Pisellino è diventato esageratamente simpatico.
E' buffo quando parla, per cui abbiamo preso l'abitudine di scrivere tutte le cose buffe che dice in modo da potercele ricordare, e farci due risate insieme a lui quando sarà grande.

Oggi ho letto il post di una mamma adottiva su Instagram, e mi ha fatto sorridere perché ha avuto il coraggio di dire tutto quello che una qualsiasi mamma adottiva o forse anche una qualsiasi biologica, ha paura di dire. 
Ovvero il fatto di non essere sempre la mamma che si vorrebbe essere, perché spesso ci si arrabbia troppo, si è poco tolleranti, e ci si rende conto di non essere il genitore che nell'immaginario si era pensato di essere. 
Ho dovuto ammettere che anche io spesso e volentieri mi arrabbio tanto e sono poco paziente, soprattutto quando torno a casa dal lavoro che sono molto stanca, quando smonto dalla notte, quando già al lavoro mi hanno fatto arrabbiare o mi hanno fatto spazientire. E se Pisellino è un po' irritabile quel giorno, io passo da 0 a 10 in men che non si dica. 
Mi sono accorta che se nel mio immaginario, mi immaginavo una mamma sempre dolce, premurosa e paziente, in realtà sono una mamma che ogni tanto alza la voce e ogni tanto perde la pazienza, nonostante io sia perfettamente a conoscenza del dono che la vita mi ha fatto. 
Forse è normale, anzi spero sia normale :-) 

Pisellino è in un momento di dolcezza infinita. Non so se sia perché sta prendendo consapevolezza di tante cose, ma è molto molto molto affettuoso. 
Quando io o marito facciamo la notte, lui dorme nel lettone con noi. 
Anche ieri sera lui mi ha detto: "mamma dai, vieni a fare la nanna con me!" 
E quando mi sono messa nel letto con lui mi ha preso la mano e mi ha detto: "mamma, mettimi la mano sotto la pancia". 
E si è addormentato così, con la mia mano sotto la sua pancia per sentire il mio contatto. 

Non si può far finta di piangere, perché lui arriva e ti abbraccia fortissimo. 
Allo stesso tempo però mi riempie di botte. Soprattutto quando gli dico di NO per qualche cosa, il suo modo di reagire è quello di darmi degli schiaffi. 
Lo fa solo con me e un po' con marito, ma con lui poco :-). 
E se vede che ci rimango male, e che divento triste, mi prende e mi abbraccia fortissimo come a volersi far perdonare. 
Poi dopo 5 minuti è di nuovo uno schiaffo, ma dopo un minuto è di nuovo un abbraccio fortissimo. 
E allora come posso arrabbiarmi, nonostante quegli schiaffi che ancora mi fanno tanto male al cuore?
Non mi interessa confrontarmi con le altre mamme, non mi interessa sapere come si comportano i figli degli altri, ognuno in casa propria ha i suoi problemi, e non mi rincuora sapere che il figlio di "quella mamma" all'asilo picchia tutti e spinge a terra gli altri bambini come se fossero dei birilli.
Ma spesso mi ritrovo a confrontarmi con mamme adottive che hanno adottato figli in età diverse dal mio, o più grandi o più piccoli, e mi ritrovo in realtà a dover affrontare le stesse difficoltà. 
Soprattutto la rabbia, e due minuti dopo la loro consapevolezza e la loro voglia di amarci. 
Allora mi godo ogni momento, ogni singolo momento. 
Mi godo ogni suo abbraccio, e rimango abbracciata a lui dei minuti infiniti finché lui non si stanca di abbracciarmi, perché sentire la sua stretta, il suo fiato sul collo, e la sua dolcezza mi riempie il cuore per tutti gli anni che l'ho atteso. 
Ti amo Pulcino  

I libroni dei ricordi di tutti i bimbi

La festa di fine anno dell'asilo in spiaggia

Il suo librone dei ricordi. 


venerdì 17 maggio 2019

Passato, presente e futuro


Pisellino comincia a fare delle domande. 
Alla sera, prima di andare a dormire, non vuole più la sua favola, ma vuole la sua storia. La sua storia, quella vera.
La sua storia parte dai tempi in cui la mamma e il babbo si sono conosciuti, sposati e hanno deciso di cercare un bimbo. 
Quando finalmente arriva la telefonata in cui si dice "è arrivato!! Correte, che vi sta aspettando", parte ufficialmente la sua storia. O meglio, quello che abbiamo vissuto noi con lui. 
Ed ecco che parlandone, io e marito, abbiamo pensato che fosse giunto il momento di cercare di colmare parte di quel buco rimasto incolmato. 
E così, vuoi perché Pisellino ha raggiunto la serenità e la gioia, vuoi perché finalmente ci sentiamo pronti noi per affrontare il suo passato, abbiamo chiesto. 
Abbiamo chiesto informazioni alla persona che sappiamo che avrebbe saputo darcele. 
È stato doloroso. Da morire. 
Non tanto per il motivo che lo ha poi portato ad essere adottato, ma per quello che ha vissuto, nonostante fosse solo un piccolo nanetto. 
E allora mi sono tornate in mente tutte le testate, le botte, i pianti inconsolabili. 
I miei pianti, nel cercare di capire cosa stessi sbagliando. 
Nel cercare di capire come guarire quel dolore che portava nel cuore. 
E caspita. Mi è venuta in mente tutta la fatica, la paura di non farcela. 
La stanchezza.
La pazienza nel prendermi le botte senza fargli capire che stavo diventando triste, e che "mi faceva male". 
Le lacrime ingoiate.
La voglia di urlare.
Il mio bisogno di aiuto.
Gli abbracci col marito.
Le confidenze con la psicologa e l'assistente sociale dell'équipe adozioni. 
La schiena a pezzi seduta per terra di fianco al lettino a coccolarlo. 

Però poi lo guardo adesso. 
Il suo sorriso, le sue corse. 
I suoi abbracci.
Il suo prendermi la mano e metterla sul cuore.
Il suo "io ti voglio bene di piú".
Le sue corse incontro a me quando lo vado a prendere all'asilo. 
I suoi abbracci mozzafiato quando lo porto e mi saluta.
E allora, sono ripagata di tutto. 
Del dolore vissuto, che ora si è trasformato in sorrisi.
Delle sue lacrime, che ora sono lacrime di gioia. 
Della rabbia, che non c'è piú.
So che questo non è un punto di arrivo, ma solamente il superamento del primo step di difficoltà, ma ora ci fermiamo a guardare il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora. 
E allora io e marito ci diamo una pacca sulla spalla, e capiamo che forse tanto male non siamo stati. 

I bimbi dell'asilo, al mare 



La serenità della Gioia, grande compagna di avventure e sventure :-)



“PERCHÉ TU SEI LA MIA MAMMA”
Testo di B. Tognolini

La tua mamma ti ha trovato sotto un cavolo?
O posato dalla cicogna sopra il tavolo?
Ti ha staccato da un albero, come fossi un’arancia
O ti ha cresciuto dentro la sua pancia?

La tua mamma ti ha scolpito in plastilina?
O ti ha sfornato dal forno di cucina?
Ti ha cercato nel mondo, per mesi ed anni e pianti
Finché non ti ha veduto lì davanti?

Io non so – se la botte è figlia del bottone
E se un matto è figlio di un mattone
Io non so – se il fiammifero è figlio della fiamma
Ma io sono tuo figlio perché tu – sei la mia mamma

La tua mamma ti ha trovato dentro un uovo?
O fra i doni che ci porta l’Anno Nuovo?
O forse ti ha voluto così tanto e così a lungo
Finché non sei spuntato come un fungo?

Che tu spunti dalla pancia o dal gran mondo
Stai arrivando sempre da un bel tondo
Da quale parte arrivi in fondo non importa 
Importa chi ti abbraccia sulla porta